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QUANDO CHIUDE UNA BANDA ORMAI É TARDI - aggiornamento 04/2024
09 Aprile

QUANDO CHIUDE UNA BANDA ORMAI É TARDI - aggiornamento 04/2024

QUANDO CHIUDE UNA BANDA ORMAI É TARDI - aggiornamento 04/2024

Nel 2020 lanciammo questo appello rimasto sinora inascoltato. Lo rilanciamo debitamente aggiornato, poiché, nel frattempo, le cose, per quanto incredibile, sono ulteriormente peggiorate…

 

Quando chiude una Banda ormai è tardi: anni e anni di lavoro se ne vanno in fumo in un attimo, una tradizione locale si estingue, un presidio culturale territoriale svanisce nel nulla...

La Banda è un organismo che ha bisogno costantemente di un’azione di "manutenzione", dev’essere seguita e curata: non si mette in piedi un gruppo così, dall'oggi al domani.

Nel periodo Covid siamo stati abbandonati a noi stessi, e solo un grande sforzo, in collaborazione con il Politecnico di Torino, ci ha permesso di mantenere viva la nostra attività in sicurezza grazie ai vari vademecum realizzati in quel periodo.

Adesso che l’azione dovrebbe essere fortemente rilanciata assistiamo, invece, a un peggioramento: i volontari diminuiscono velocemente, la burocrazia aumenta, i pochi fondi pubblici sono sempre meno…

Serve un’inversione di rotta importante, la quale però non s’intravede all’orizzonte.

Lo Stato dovrebbe fare la propria parte: per esempio, potrebbe far rientrare le Bande tra i soggetti destinatari dell’Art Bonus e dei fondi del MiC, ripristinare il 2x1.000 ecc.

Lo Stato dovrebbe semplificare la nostra attività e valorizzarla, non ingabbiarci in una riforma del terzo settore che, così com’è, rischia di portarci alla chiusura. Chiusura che è già silenziosamente in atto per varie associazioni, soprattutto nelle medio-piccole comunità. Ciò avviene nella più assoluta indifferenza: stiamo assistendo a un delitto culturale di massa, alla dilapidazione di un patrimonio storico, sociale, culturale e umano irrimediabilmente perso.

Chi dovrebbe prestare attenzione alle nostre realtà non lo fa, forse perché occupato ad ascoltare solo il suono della propria voce, trincerato in un mondo che non è quello reale dove tutti noi, invece, viviamo.

E allora insistiamo nel riportare le parole di Giuliano Gritti, un bandista che ha così descritto la Banda in modo molto efficace, sperando che facciano breccia nelle menti:

"A volte, qualcuno sostiene amaramente, che la gente avverte la funzione della Banda solo quando manca, come succede per le persone il cui affetto si dà per scontato per lunga consuetudine, e poi, quando ci lasciano, ci consegnano a una incolmabile solitudine.

Non cadiamo in questo pericolo: sosteniamo, con costanza, la nostra Banda, con lo stimolo ai nostri giovani perché si formino musicalmente e ne facciano parte.

Un paese, una comunità esiste solo se essa si sa esprimere in segni collettivi: la Banda è uno di questi.

Coloro che scelgono di suonare nella Banda, sanno bene che non percepiranno un centesimo di euro, avranno solo l’onere delle sere impegnate per le prove, portandosi dietro le gioie o i pensieri della giornata da confrontare con quelle dei compagni.

Perciò, quando li vediamo sul palco o in piazza per un concerto e mentre accompagnano, a passo di marcia, una processione o, con profonda partecipazione, un funerale con il difficile compito di elevare il sentimento religioso tenendo d’occhio, contemporaneamente lo spartito e il perfetto allineamento con i compagni davanti, sperando di evitare le insidie delle buche sull’asfalto, allora ricordiamoci che non sono dei professionisti dell’arte musicale, ma solo volontari, interpreti di un sentimento collettivo di unità e condivisione, che esprimono la magia delle note".