IL TP ADERISCE AL RICORSO PER LA SALVAGUARDIA DELL’INNO NAZIONALE
Precisiamo fin dall’inizio che la questione del “SÌ” finale del nostro Inno nazionale è già stata chiarita, in modo esaustivo, con i precedenti interventi di esperti e studiosi della materia e pubblicati su questo sito (https://www.tavolopermanente.org/item/966-il-25-aprile-e-alle-porte-ma-come-si-deve-suonare-l-inno-nazionale.html).
Dobbiamo comunque prendere atto che, in occasione del recente 80° anniversario della Festa della Repubblica, abbiamo sentito esecuzioni del nostro Inno che ci lasciano veramente stupiti.
Ricordiamo ai meno accorti che l’epurazione del “SÌ” finale è data da documenti afferenti al mondo militare (Ministero della Difesa, Comando Generale della Guardia di Finanza ecc.) e che, quindi, NON riguarda il mondo civile.
Ciò non toglie che riteniamo si tratti di una interpretazione senza né capo né coda: basterebbe andare a vedere cosa effettivamente è riportato sui documenti originali dei due autori, Goffredo Mameli e Michele Novaro, e la questione sarebbe già terminata.
In qualsiasi caso aderiamo moralmente al ricorso presentato al Presidente del Consiglio di Stato da parte del Prof. Maurizio Benedetti, docente emerito del Conservatorio di Torino, per ottenere l’annullamento (riportiamo integralmente dall’atto):
- “del foglio dello Stato Maggiore della Difesa n. M_D A0D32CC REG2025 0229430 del 2 dicembre 2025, nella parte in cui ha disposto che, in occasione di eventi e cerimonie militari di rilevanza istituzionale, “ogniqualvolta venga eseguito “Il Canto degli Italiani”, nella versione cantata non dovrà essere pronunciato il “sì!” finale”;
- della nota ivi richiamata e non conosciuta n. M_D A3DFB29 REG2025 0054371 del 21 novembre 2025 di DIFEGAB;
- della nota del Comando Generale della Guardia di Finanza prot. 0389078/2025 del 19/12/2025;
- di ogni altro atto presupposto, antecedente, consequenziale e comunque connesso ai provvedimenti impugnati, nonché di ogni altro verbale, parere, proposta, valutazione ed atto richiamato in quelli impugnati o ad essi connesso, ancorché non conosciuto.”
Il ricorso, presentato lo scorso 20 Marzo 2026, si basa, oltre alle competenze musicologiche del Prof. Benedetti, anche su quelle del Prof. Lorenzo Bianconi, Professore emerito di Musicologia e Storia della Musica, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, e contenute nell’apposita relazione tecnica allegata al ricorso.
Per la cronaca, ricordiamo che il Prof. Benedetti, nel 2000, è stato incaricato dal Quirinale, durante la presidenza Ciampi, di curare una ricerca musicologica sul repertorio risorgimentale italiano. Detta ricerca ebbe, come esito, la pubblicazione per la Presidenza della Repubblica della revisione dell’autografo di Novaro, custodito presso il Museo Nazionale del Risorgimento di Torino. Inoltre egli ha curato l’edizione critica de “Il Canto degli Italiani”, opera edita nel 2019 dalConservatorio statale di musica “Giuseppe Verdi” di Torino.
Sottoscriviamo in toto quanto riportato dal ricorso, ovvero:
“In via preliminare, si evidenzia che l’Inno nazionale costituisce, ai sensi della legge n. 181/2017 e del D.P.R. 14 marzo 2025, simbolo ufficiale e rappresentativo della Repubblica italiana, espressione dell’identità nazionale e patrimonio culturale collettivo della Nazione. Esso si identifica nell’opera dell’ingegno risultante dal contributo congiunto di Goffredo Mameli e di Michele Novaro, come definitivamente fissata nel testo e nello spartito originale normativamente richiamati e ufficialmente pubblicati.
Ne consegue una posizione di interesse – anche di natura morale – in capo a ciascun cittadino alla tutela dell’integrità e della corretta esecuzione dell’Inno, quale bene unitario e identitario appartenente alla collettività nazionale.
La legittimazione e l’interesse ad agire del ricorrente trovano fondamento non solo nella disciplina legislativa che riconosce e tutela l’Inno nazionale quale simbolo ufficiale della Repubblica, ma anche nei principi di rango costituzionale di cui all’art. 9 della Costituzione della Repubblica Italiana, che impongono la salvaguardia del patrimonio culturale e identitario della Nazione.
L’Inno nazionale integra infatti un bene culturale immateriale unitario, di valore storico e artistico, rappresentativo dell’identità repubblicana, la cui conservazione nella forma riconosciuta dall’ordinamento costituisce oggetto di tutela primaria.
Ne deriva in capo ai cittadini un interesse concreto e qualificato alla tutela dell’integrità e della corretta esecuzione dell’Inno nazionale, che sussiste ogniqualvolta un atto amministrativo intervenga direttamente sul contenuto dell’opera normativamente riconosciuta, fondando così la legittimazione all’azione giurisdizionale per garantire la legalità dell’azione amministrativa e la salvaguardia del valore simbolico nazionale.”
Il Prof. Benedetti ha lanciato anche una petizione sull’argomento: chi vuole aderire può farlo collegandosi al link https://www.change.org/p/petizione-in-difesa-del-nostro-inno-nazionale-il-canto-degli-italiani/feed
Cosa possiamo aggiungere?
Solo una speranza: che almeno, per una volta, prevalga il buon senso…