PARTECIPAZIONE CULTURALE COME CATALIZZATORE DI DEMOCRAZIA
17 Gennaio

PARTECIPAZIONE CULTURALE COME CATALIZZATORE DI DEMOCRAZIA

PARTECIPAZIONE CULTURALE COME CATALIZZATORE DI DEMOCRAZIA

 

foto: © josh-barwick-5Fw_0-fd4bs-unsplash

 

Capita talvolta di vedere le proprie convinzioni ribadite da documenti di importanti realtà. 

É il caso del recente rapporto pubblicato dalla Commissione Europea, “Culture and Democracy: the evidence”, nel quale si evidenziano prove consistenti sul legame tra partecipazione alle attività culturali e democrazia e coesione sociale.

Un interessante articolo sull'argomento lo si trova sulla rivista "Letture lente"  pubblicata ad AGCULT, a firma di Luisella Carnelli (https://www.agenziacult.it/letture-lente/ti-raccomando-la-cultura/partecipazione-culturale-come-catalizzatore-di-democrazia/), nel quale vengono specificati i molti benefici dati a chi opera nel campo culturale: partendo da quelli individuali si giunge a quelli civici e sociali.

Tra le forme artistiche, comunque, alcune funzionano meglio di altre: "I benefici sociali e civici della partecipazione alle arti e alla cultura non sono intrinsecamente legati a una forma d’arte o pratica specifica. La partecipazione sia ricettiva (la fruizione passiva di attività culturali) sia attiva (che comporta un’attivazione nella creazione di contenuti culturali) è associata positivamente ad atteggiamenti e comportamenti civici propositivi. Tuttavia, si trovano effetti più marcati nelle forme più attive di partecipazione alle arti che incoraggiano l’investimento personale nell’attività creativa. Ad esempio, chi suona musica, partecipa a un gruppo teatrale, canta in un coro, suona uno strumento, balla ha tassi più alti di volontariato e partecipazione ad attività comunitarie rispetto a chi partecipa passivamente o visita eventi e luoghi culturali."

Ecco: queste cose che noi tutti sapevamo già, esplicitate con studi ufficiali, fanno assumere un valore speciale alle nostre attività.

La Banda Musicale è un unicum da salvaguardare: l'abbiamo sempre detto, e in questo siamo in buona compagnia con le altre realtà musicali che rientrano, come noi, nel novero delle associazioni musicali amatoriali.

Siamo però a un giro di boa storico: non possiamo diventare delle attività commerciali, come qualcuno vorrebbe se restiamo tagliati fuori dalla riforma, pena lo snaturamento delle nostre caratteristiche peculiari che ci contraddistinguono. 

Dopo più di 200 anni di storia, adesso ci viene chiesto di operare una "scelta culturale" che ci porta nel RUNTS senza avere certezze.

La prima battuta che ci viene da fare è che con le "scelte culturali" non si fanno quadrare i bilanci a fine anno. Ma è fin troppo facile affermare ciò.

Visto il crescente aumento di esperti che rompono il muro di silenzio esercitato sinora sulla riforma che ci riguarda, esprimendo dei dubbi sulla struttura legislativa così com'è, non possiamo non confidare in un ripensamento dei nostri politici: solo un miglioramento e una semplificazione di tali norme ci permetterebbero di poter entrare nella riforma del terzo settore.

L'abbiamo già detto: restarne fuori, in futuro, ci farà perdere tutti quei pochi benefici di cui godiamo adesso (l. 398/91 ecc.). E questa è una violenza inaudita !

Entrare significa accettare un ulteriore carico di incombenze burocratiche, regole e sanzioni, e per un'associazione di volontari ciò è praticamente insostenibile.

I giornali locali riportano molte notizie di varie associazioni che non stanno reggendo il colpo e stanno chiudendo i battenti, con il conseguente inaridimento culturale del territorio che, ahimè, avevamo facilmente previsto anni fa. E attenzione, perché per un'associazione che finisce sul giornale altre dieci chiudono nel silenzio più assoluto..

Anche per questi motivi restiamo disorientati, alla luce di importanti rapporti come quello appena citato della Commissione Europea...